Sasha Galli e Mattia Santoro: due amici, due biciclette, un viaggio attraverso le Americhe
Due giovani italiani, migliaia di chilometri da percorrere e un sogno che li porta da Washington, D.C., fino a Panama. È la storia di una straordinaria avventura in bicicletta attraverso le Americhe, spinta dal desiderio di scoprire nuovi orizzonti, superare i propri limiti e conoscere in prima persona la generosità delle persone incontrate lungo la strada.


Sasha Galli, 24 anni, originario della zona del lago di Como, e Mattia Santoro, 23 anni, nato a Napoli, sono amici da anni, uniti da un legame nato sul campo da calcio. Prima di partire in bicicletta attraverso le Americhe, entrambi conducevano una vita ordinaria in Italia, ma sentivano il bisogno di cambiare. Nel 2023 Sasha ha vissuto una svolta personale importante, che lo ha portato a dedicarsi a tempo pieno ai viaggi in bicicletta, trasformando la passione in uno stile di vita. Mattia lavorava invece nella ristorazione mentre frequentava l’università, ma la monotonia quotidiana e le esperienze difficili sul lavoro gli hanno fatto capire gradualmente di desiderare qualcosa di diverso. Terminati gli studi e lasciato il lavoro, ha deciso di cambiare direzione e partire alla scoperta del mondo. Pur provenendo da percorsi differenti, entrambi erano mossi dal desiderio di uscire dalla routine, mettersi alla prova e trovare una nuova forma di libertà attraverso la bicicletta.
Come sono nate la passione per la bicicletta e quella per i viaggi, e che cosa vi ha portato a intraprendere insieme questa avventura nelle Americhe? Com’è nata l’idea di attraversare il continente e perché avete scelto la bicicletta per esplorare il mondo?
La nostra passione per la bicicletta è nata in momenti diversi, ma l’amicizia ha avuto un ruolo fondamentale nel farci condividere questa avventura. Ci conosciamo da gran parte della nostra vita. Molto prima di viaggiare insieme giocavamo a calcio e condividevamo tanti momenti quotidiani in Italia. Nessuno dei due avrebbe immaginato che qualche anno dopo ci saremmo ritrovati dall’altra parte del mondo, in bicicletta attraverso le Americhe con l’obiettivo di raggiungere Panama. Per me, Sasha, il desiderio di partire in bici è nato nel 2019. Allora progettavo di arrivare a Monaco di Baviera con due amici. L’idea mi entusiasmava, perché volevo mettermi alla prova e scoprire fin dove potessimo arrivare su due ruote. Purtroppo i nostri genitori non ci diedero il permesso e per due anni consecutivi dovemmo accontentarci di raggiungere Milano. La voglia di partire, però, non è mai scomparsa. L’idea è rimasta con me e nel 2023 ho deciso di riprenderla, trasformando quella possibilità in qualcosa di concreto. Da allora i viaggi in bicicletta sono diventati essenziali nella mia vita e non mi sono più fermato. Prima di questa traversata delle Americhe avevo già completato diversi percorsi importanti, tra cui il giro d’Italia e un viaggio in solitaria attraverso l’Europa. Questa è la mia settima avventura in bici e ogni volta che parto sento che c’è ancora qualcosa di nuovo da scoprire. Per me, Mattia, il percorso è stato diverso. Ho davvero riscoperto la bicicletta nel 2024, durante il primo viaggio in Svizzera con Sasha. Quell’esperienza ha cambiato il mio sguardo e mi ha fatto capire che una bici può essere molto più di un mezzo per spostarsi. Ho iniziato a vederla come un modo per scoprire il mondo, vivere momenti autentici e sentirmi libero. La libertà che provo viaggiando in bicicletta è difficile da spiegare a chi non l’ha mai sperimentata. Per me significa poter partire, seguire una strada sconosciuta e scoprire ciò che mi aspetta, giorno dopo giorno. Ho sempre voluto fare qualcosa di significativo, mettermi alla prova e vivere esperienze capaci di lasciare un segno. Non mi sono mai immaginato a trascorrere tutta la vita lavorativa chiuso in un ufficio. Sentivo il bisogno di fare qualcosa di diverso, uscire dalla mia zona di comfort e scoprire fin dove potessi arrivare. L’idea di attraversare le Americhe è stata mia. Era un sogno d’infanzia, qualcosa che speravo un giorno di realizzare. In Italia lavoravo nelle mense mentre studiavo all’università, ma col tempo la mia vita era diventata monotona e ripetitiva. Mi sentivo intrappolato in una routine che non mi appagava più e avevo bisogno di cambiare aria. Conclusi gli studi e lasciato il lavoro, ho deciso che fosse il momento di fare qualcosa per me e partire a esplorare il mondo. Attraversare le Americhe sembrava il modo giusto per affrontare una grande sfida, rompere la routine e vivere finalmente l’avventura immaginata per anni. Quando ne ho parlato a Sasha, si è subito entusiasmato. Aveva già molta più esperienza di cicloturismo e sapevo che avrebbe compreso il significato di un progetto così. Inizialmente pensava a un viaggio in Asia, magari a un lungo periodo in India. La possibilità di attraversare le Americhe, però, lo ha conquistato subito. Da quel momento abbiamo progettato insieme il percorso, ampliando gradualmente l’idea originale. Abbiamo deciso di non limitarci agli Stati Uniti, ma di includere il Canada e proseguire attraverso l’America Centrale fino a Panama. Pur partendo da motivazioni personali diverse, abbiamo trovato un sogno comune. Per me, Mattia, questa avventura è l’occasione di spezzare la monotonia e dimostrare a me stesso che posso costruire una vita diversa. Per me, Sasha, è la continuazione di una passione cresciuta negli anni, un modo per continuare a esplorare e mettermi alla prova. Oggi condividiamo la stessa strada, affrontiamo insieme le difficoltà e scopriamo ogni giorno qualcosa di nuovo. Non sappiamo sempre cosa ci attende, ma è proprio questo a rendere speciale il viaggio: accogliere l’imprevisto, conoscere persone di culture diverse e vivere esperienze che probabilmente non avremmo mai immaginato restando in Italia.


Ci racconta anche che…
Il 23 luglio Sasha Galli e Mattia Santoro sono partiti da Washington, D.C., con un obiettivo ambizioso: raggiungere Panama in bicicletta. Il percorso previsto si estende per circa 17.000 chilometri attraverso le Americhe, passando prima dal Canada e rientrando poi negli Stati Uniti attraverso Detroit e Chicago. Al momento dell’intervista erano arrivati il giorno precedente a St. Louis, nel Missouri, e stavano percorrendo la leggendaria Route 66. Con circa 4.000 chilometri già percorsi e altri 13.000 davanti, Mattia attendeva soprattutto Los Angeles, una città che sognava di visitare da anni insieme a New York. La scelta delle Americhe nasceva dal desiderio comune di allontanarsi da casa e scoprire luoghi conosciuti soltanto attraverso gli schermi. Sasha era particolarmente interessato alla diversità del continente e ai contrasti culturali tra Paesi vicini, come Stati Uniti e Messico. Anche vedere dal vivo gli scenari familiari della televisione americana era un forte incentivo. Per Mattia il fascino nasceva anche da film e videogiochi, che avevano alimentato una curiosità duratura per la vita americana. L’esperienza, racconta, ha superato aspettative già elevate, soprattutto grazie alla generosità degli americani e degli italiani all’estero. Tra gli incontri che Sasha ricorda con maggiore affetto c’è quello con un agente di polizia di nome Tolen a New York. Quando l’agente li ha fermati, inizialmente hanno pensato a un normale controllo. Invece ha chiesto di fare una foto con loro. Ha poi iniziato a seguirli su Instagram ed è rimasto in contatto. Per Sasha è un esempio di come apertura e rispetto possano suscitare accoglienza e disponibilità negli altri. Il ricordo più vivido di Mattia riguarda un’esperienza più inquietante. Durante una notte in Michigan, racconta di essersi fermato vicino a una zona che riteneva legata a omicidi seriali di persone su piste ciclabili o accampate in tenda. La somiglianza con la loro situazione ha aumentato l’ansia, lasciandogli un’insolita combinazione di paura e adrenalina. Anche lo sforzo fisico ha messo alla prova entrambi. Per Sasha la giornata più difficile è stata in Connecticut, dove salite e discese ripetute si sono complicate per la rottura contemporanea di cinque raggi della bicicletta. I problemi meccanici si sono sommati al morale basso e alle poche energie, in una fase in cui stavano ancora imparando a gestire bene l’alimentazione. Mattia ricorda la sua giornata più dura vicino al confine tra il Maine e il Canada, dopo Jackman. Salite ripide, improvvisi cali di energia e un temporale in arrivo rendevano sempre più difficile proseguire. Ricorda il sudore freddo e la concentrazione necessaria per superare le ore rimanenti. Esperienze simili hanno reso essenziale la flessibilità. Entrambi spiegano di aver modificato più volte l’itinerario, per esplorare mete diverse o trovare percorsi più gestibili in bici. In queste difficoltà il sostegno altrui è stato una fonte costante di incoraggiamento. Sasha ricorda l’aiuto ricevuto da americani e italiani lungo la East Coast, in Canada e nel Midwest. In Canada, un incontro imprevisto li ha portati nell’ambiente di un casting televisivo, dove alcuni membri della produzione li hanno accolti e aiutati. Per Mattia il viaggio è segnato dalle frequenti offerte di cibo e alloggio, accompagnate da una frase ricorrente: “Safe travel”, buon viaggio. Racconta di persone che si interessano personalmente ai loro progressi e desiderano aiutarli quando comprendono la portata dell’impresa. Un episodio è rimasto particolarmente impresso. Cercando un posto per dormire, si sono avvicinati a un vecchio edificio scolastico e hanno incontrato un gruppo di coetanei. Dopo aver ascoltato la loro storia, i ragazzi li hanno invitati a una festa e a condividere la pizza. Poi hanno pagato una camera in motel, caricato le bici sul loro pickup e accompagnato Sasha e Mattia. Quell’accoglienza inattesa resta per Mattia uno degli esempi più chiari della generosità incontrata. Mentre proseguono verso Panama, il loro racconto delle Americhe prende forma attraverso i chilometri percorsi e le persone che hanno offerto un posto per riposare, un pasto o l’incoraggiamento a continuare.


Tra imprevisti, lunghe giornate in sella, gestione del budget e condivisione online, che cosa vi richiede questa avventura ogni giorno e che cosa vi aiuta ad andare avanti nei momenti difficili?
Abbiamo capito che un viaggio così richiede molto più della resistenza fisica. «Per me il momento più spaventoso è stato una notte in Michigan, quando abbiamo capito che nella zona c’era un serial killer. Abbiamo sentito spari e visto auto della polizia sfrecciare», ricorda Sasha. «In quei momenti scatta l’istinto di sopravvivenza. L’attenzione si concentra interamente su ciò che accade intorno e su come reagire.» Nei giorni normali cercano una routine, restando flessibili: si svegliano tra le otto e le nove e mezza, fanno colazione, smontano la tenda e iniziano a pedalare. Percorrono circa 75 chilometri al giorno e si fermano di solito un’ora e mezza o due prima del buio. I programmi dipendono dalle provviste, dai luoghi da esplorare e dalla disponibilità di un ospite per la notte oppure dalla necessità di campeggiare. «Per me alcuni dei momenti più duri sono stati i temporali», aggiunge Mattia. «Ci siamo ritrovati completamente bagnati a chiedere un posto in cui stare, ricevendo un rifiuto dopo l’altro. A quel punto desideri soltanto un luogo asciutto. Capisci che devi trovare una soluzione senza cedere al panico o alla frustrazione. Serve molta forza mentale.» Anche mangiare abbastanza fa parte della sfida. Fanno colazioni e cene abbondanti e assumono carboidrati durante il giorno per sostenere lo sforzo. Talvolta, però, non basta e sentono calare le energie, fisiche e mentali. «Abbiamo scelto di contenere il più possibile i costi, dormendo in tenda e comprando cibo nei supermercati», spiega Sasha. «A un certo punto ho deciso che valesse la pena spendere un po’ di più per mangiare. Un’alimentazione migliore ci dà più energia e ci aiuta a vivere meglio l’esperienza. Per me sono soldi ben spesi.» Accanto alle pedalate trovano anche il tempo di documentare ciò che vivono. Riprendono con le action cam, tra cui la DJI Action 5 Pro, e i telefoni, poi montano sui loro smartphone la sera prima di dormire. Il sostegno dei follower dà una spinta importante, soprattutto nelle difficoltà. «Le spese maggiori le ho affrontate prima di partire, per volo, assicurazione e visto», racconta Mattia. «In viaggio spendo soprattutto per cibo e miglioramenti dell’attrezzatura. Non ho sponsor, anche se li sto cercando. Finanzio tutto con i risparmi messi da parte lavorando in Italia. Ho smesso di comprare vestiti e scarpe e di andare in discoteca, eliminando le spese inutili per potermi permettere di partire. Valuto ancora ogni spesa per sfruttare al meglio ciò che ho.» Quanto ai social, ciascuno registra e monta i propri video. «Alcune sere sono esausto e preferirei godermi il momento senza pensare al montaggio o alla pubblicazione. Ma raccontare il viaggio è anche il mio modo di restituire qualcosa a chi ci segue. Il loro sostegno significa molto e ci aiuta ad andare avanti.»
In che modo viaggiare insieme ogni giorno mette alla prova la vostra amicizia e che cosa vi insegna questa esperienza su voi stessi e sul mondo?
Per Sasha le difficoltà maggiori derivano dalla stanchezza e dai cali di motivazione, mentre il dialogo sincero evita l’accumularsi delle tensioni. «Tra noi ci sono pochissimi momenti di tensione e, quando accadono, di solito li risolviamo facilmente parlando. Siamo entrambi piuttosto tranquilli. Per me la parte più difficile è la stanchezza, insieme ai momenti in cui calano l’energia o la motivazione, ma nel complesso ce la stiamo cavando bene. Questo viaggio ha cambiato anche il mio sguardo sull’America, sui suoi abitanti e sulla polizia. Da ciò che avevamo visto nei media ci aspettavamo persone più distanti o persino pronte a ostacolarci. Abbiamo invece trovato una realtà molto diversa: persone accoglienti, aperte, divertenti e pronte a sostenere la nostra avventura.» Mattia considera le abitudini differenti un piccolo aspetto di un’amicizia solida, mentre la lontananza dalla famiglia ha trasformato il viaggio in una prova personale di indipendenza. «Su alcune cose abbiamo opinioni diverse, ma basta parlarci sinceramente e trovare un accordo. Abbiamo anche ritmi differenti: io tendo a fare le cose più in fretta e tenere tutto organizzato, mentre Sasha è più caotico e si prende il suo tempo! Ognuno ha il proprio modo di fare, ma la nostra amicizia è così forte che queste differenze diventano insignificanti. Viaggiare insieme è un vantaggio incredibile, perché possiamo sostenerci. La casa mi manca. Sono molto legato alla famiglia, soprattutto a mia madre, con cui parlo ogni giorno. Ma ho affrontato questo viaggio come una sfida di vita: un’occasione per crescere, imparare a prendermi cura di me anche dall’altra parte del mondo e diventare una persona migliore.»
Panama è la meta del viaggio, ma le loro speranze vanno già oltre il traguardo. Sasha sogna di tornare in Italia per incontrare chi li ha sostenuti, raccontare l’esperienza dal vivo e condividere una parte dell’avventura con chi li ha seguiti. Spera che queste storie possano ispirare gli altri o semplicemente rendere migliore la loro giornata. Per lui il viaggio significa andare lontano per scoprire ciò che si trova oltreoceano, affrontare ogni sfida un chilometro alla volta e conoscere l’ospitalità degli sconosciuti. L’incontro con l’agente Tolen a New York, insieme alle persone che hanno aperto le loro porte o offerto aiuto con un sorriso, è tra le espressioni più chiare del significato di questa esperienza: scoprire la bellezza della gentilezza umana. Mattia desidera continuare a esplorare il mondo, imparare dalle altre culture e lasciare qualcosa di sé alle persone incontrate. Insieme vorrebbero partecipare anche a Pechino Express, mettendo alla prova determinazione e spirito di squadra. Il suo incoraggiamento ai giovani che sognano un’avventura è semplice: non lasciatevi fermare dalla paura. Riassumendo la propria esperienza con un energico AMERICA FUCK YEAH!, richiama l’esuberanza, la follia e la straordinaria generosità degli americani incontrati. Per Mattia i momenti più memorabili arrivano quando all’orizzonte compare il profilo di una città. La vista dei grattacieli riporta alla mente la fatica e i chilometri percorsi, mentre l’immensità della città promette nuove scoperte. È un istante che racchiude la soddisfazione per la strada fatta e l’entusiasmo per tutto ciò che resta da vivere.
In attesa della prossima intervista, vi saluto con affetto.Un sincero ringraziamento dal micro influencer Daniel Balan: ogni progetto diventa un racconto visivo e ogni incontro una nuova storia da raccontare.Se desideri seguire il mio lavoro ed esplorare il mondo di Daniel Vision Lab, mi trovi su Instagram come @danielbalan.official
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